Journey notes from Berlin
23 November 2010 in Trips
I have written a few notes about my journey in Berlin of two weeks ago, and I am publishing them now. For now, just in Italian, sorry
“Che dire, Berlino è quel posto in cui gli sbandati, gli artisti (veri o presunti che siano), o comunque coloro alla ricerca di un pezzo d’orizzonte, o giusto uno spicchio di sole si ritrovano a vivere e metter tenda. Coloro che, per quanto mi è modestamente dato di sostenere dal basso del mio povero intelletto, alla fine sono i veri sognatori con la farfalla in testa; una farfalla che infine svolazza libera, leggera e labile a seguir la scia del vento. O ancora, per farla breve, quelli come me e basta.
A Berlino, grossi stupidi grattacieli senza arte né parte si mischiano a fatiscenti edifici così tanto vintage che però ricevono nuova linfa da quelli che i soliti, orridi soloni delle destre (non a caso, si auto-definiscono “conservatori”, diamine!) chiamano sprezzamente “graffitari“, ma che in realtà sono veri e propri artisti se non addirittura i van Gogh, i Raffaello del nuovo millennio: si sa, del resto, che le arti si rinnovano sempre, e di certo oggi non ci troveremmo a ballare al ritmo del rock senza passare per i vari Otis Redding, i Robert Johnson e i Ludwig van Beethoven. L’arte è spazio, tempo e creatività, un’anima a quattro dimensioni.
In ogni caso, se non siete d’accordo con me andate a farvi una quieta passeggiata a Kreuzberg - senza dimenticare l’ombrello, che non si sa mai – e poi ne riparliamo, okay? La chiamano “piccola Istanbul”, forse per quel forte odore di kebab che pervade le strade nei tardi pomeriggi e fa tanto Turchia, ma è davvero troppo limitativa come definizione: Kreuzberg è in effetti cosmopolita fino al midollo, un quartiere aperto a tutti coloro con una storia da raccontare, un’idea da rincorrere ed acciuffare, una canzone che aspetta di essere composta, ed è la sua fluorescenza di esperienze a renderla semplicemente unica.
Dicevo, ah, di grattacieli e artisti, ma non posso, non voglio dimenticare certo quella sensazione così strana che rimane sulla bocca dopo aver visto tutto questo. E poi, superato un ponte, ti ritrovi di fronte a quel poco che ancora oggi rimane del Muro e ti viene da pensare alla dignità, al carattere, alla forza dei berlinesi (Est ed Ovest – non importa) mentre la loro città veniva orrendamente stuprata in nome di un gioco lurido e inutile chiamato guerra. Che sia fredda, calda, cotta “à la coque” o in salmì, non è davvero ciò che mi sta a cuore. So solamente che i muri, a prescindere che siano fisici e ideologici, non servono a nulla se non ad alimentare tensioni e perpetrare violenze che altrimenti non sarebbero possibili. E so anche che più di trenta berlinesi sono morti ammazzati nel tentativo di scavalcare quello steccato fatto di odio e sporchi giochi di potere, e questo mi lascia un brutto sapore in bocca.
Ecco, a tutti coloro che non sanno credere ad altro che sé stessi raccomando davvero un breve tour di Berlino. Mi riferisco in particolare agli integralisti a tutti i costi, politici e religiosi innanzitutto: forse così in loro si instaurerà il tarlo del dubbio, il sospetto che tutto ciò in cui credono non è necessariamente vero, che idee migliori possono esistere e nascere anche dal confronto con chi la pensa diversamente, e che i dogmi, permettetemi il termine, sono sempre e comunque autentiche cazzate. Questa è Berlino, e scusate se vi pare poco.“






Non ti capita mai, nei tuoi viaggi di trovare gente come questo??
http://www.youtube.com/watch?v=N1HzFM_G5ro
Angelo sei il migliore.
Ciao